A/I dal conto al server, e poi?

Prima le sanzioni, poi il conto bloccato, ora anche un server sequestrato in Olanda su richiesta degli Stati Uniti.

A questo punto manca solo una rogatoria anche all’Italia. O, nello scenario successivo e ben più pesante, una richiesta di estradizione per qualche amministratore.

Per ora non risulta nulla del genere. Ma il salto è interessante: non siamo più soltanto davanti all’effetto extraterritoriale delle sanzioni OFAC. Gli USA stanno cercando dati attraverso gli strumenti della cooperazione giudiziaria europea.

Questo suggerisce che dietro la designazione di A/I ci sia qualcosa di più di un semplice “cartellino rosso” finanziario: c’è un’indagine che vuole ricostruire persone, rapporti e infrastrutture.

La domanda ora diventa europea: fino a dove siamo disposti a collaborare con un’indagine statunitense quando il soggetto interessato non risulta, almeno pubblicamente, accusato degli stessi reati dalle autorità europee?

@informatica @cavallette @elezioni
#AutisticiInventati #OFAC #Privacy #SovranitàDigitale

[–] 1 point 4 days ago

@giorgiosarto @elezioni @ambiente

Ma siamo sicuri che la soluzione al caro energia sia sempre pagare meno tasse, anziché consumare meno energia?

Meloni chiede una risposta europea rapida al caro energia.

Benissimo per l'emergenza. Ma poi?

Da anni parliamo di efficienza energetica, riduzione dei consumi, isolamento degli edifici, impianti più efficienti e transizione energetica. Eppure, quando i prezzi aumentano, la risposta politica sembra sempre la stessa: intervenire sulle bollette.

Negli Stati Uniti, con la crisi dello Stretto di Hormuz, l'amministrazione cerca nuove forniture di diesel, perfino dalla Russia. Oggi qualche margine esiste ancora. Ma quando non ci saranno più fornitori alternativi?

Ridurre le tasse può alleggerire il conto, non riduce i litri di gasolio o i metri cubi di gas necessari. E sposta parte del costo sulla fiscalità generale.

Naturalmente servono aiuti a chi non può permettersi nuovi impianti. Ma gli incentivi dovrebbero accompagnare un cambiamento, non sostituirlo.

E se il vero problema non fosse il prezzo dell'energia, ma la nostra ostinazione a consumarne sempre altrettanta, aspettandoci che qualcuno la renda più economica?

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    Dai frigoriferi smart ai supermercati hackerati

    Qualche tempo fa ci chiedevamo se fosse davvero necessario mettere tanto software, e magari Internet, perfino nei frigoriferi.

    poliverso.org/display/0477a01e…

    Allora parlavamo di un aggiornamento software capace di creare problemi a un frigorifero domestico.

    Ora siamo al livello successivo: in Francia un attacco informatico ai sistemi di refrigerazione dei supermercati ha provocato la perdita di alimenti.

    hdblog.it/sicurezza/articoli/n…

    Un tempo il frigorifero aveva bisogno di elettricità. Oggi sembra aver bisogno anche di un esperto di cybersicurezza!

    Certo, il controllo remoto permette manutenzione, monitoraggio e risparmio energetico. Ma ogni connessione aggiunge anche una possibile vulnerabilità.

    E se il vero progresso non fosse rendere tutto intelligente e connesso, ma costruire macchine capaci di funzionare anche quando Internet, il cloud o il produttore non sono disponibili?

    #IoT #Cybersecurity #SmartHome #SicurezzaInformatica
    @cybersecurity @informatica

     

    Il Nobel sa prevedere le crisi. E la politica?

    Abbiamo imparato a studiare le crisi economiche. Peccato che non abbiamo ancora imparato ad evitarle.

    Il Nobel per l'Economia 2026 va a Robert E. Hall e Michael Woodford, premiati per aver sviluppato modelli che aiutano a comprendere e stabilizzare l'economia, partendo dalle decisioni di famiglie e imprese.

    sapere.virgilio.it/scuola/mond…

    Il paradosso è interessante: sappiamo sempre meglio come funzionano inflazione, recessioni e politiche monetarie. Eppure continuiamo a rincorrere le emergenze, spesso intervenendo quando i danni sono già evidenti.

    Naturalmente un modello economico non è una sfera di cristallo. Le crisi non sono tutte prevedibili e gli interventi comportano costi e compromessi.

    Ma allora viene una domanda un po' scomoda: il problema è che gli economisti non sanno ancora abbastanza, oppure che i politici sanno già cosa dovrebbero fare, ma preferiscono ciò che porta consenso alle prossime elezioni?

    Perché conoscere la cura non significa necessariamente avere il coraggio di somministrarla.

    #Nobel2026 #Economia #PoliticaEconomica #inflazionecore @economia @elezioni @poliversity

    [–] [S] 1 point 1 week ago

    @6al @cybersecurity

    Non proprio! 😀

    La passkey non è una password che il ladro può leggere e copiare dal telefono.

    Per utilizzarla normalmente deve superare la verifica locale: impronta digitale, riconoscimento facciale oppure PIN del dispositivo.

    In pratica, serve qualcosa che possiedi (il telefono) e una verifica che dimostri che sei autorizzato ad usarlo.

    Solo che il «qualcosa che sai» non deve più essere una password come "6hfghHf+°®π•©HggVT54°"! Basta il PIN, oppure la biometria.

    C'è però una distinzione importante: se il ladro conosce il PIN, qualche rischio rimane.

    Quindi il furto del telefono non equivale automaticamente al furto delle passkey. E bloccare tempestivamente il dispositivo resta una buona precauzione.

    La sicurezza non diventa assoluta, ma decisamente più comoda! Molto più comoda, molto più sicura (praticamente il phishing non funziona più)

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  • [–] [S] 1 point 1 week ago (2 children)

    @6al @cybersecurity

    Bella domanda! È proprio qui che entrano in gioco Google Password Manager e il Portachiavi iCloud.

    Le passkey non devono necessariamente rimanere soltanto sul telefono: possono essere sincronizzate, con crittografia end-to-end, tra i dispositivi collegati al proprio account Google o Apple.

    Se perdi o rompi il telefono, puoi recuperarle su un nuovo dispositivo, dopo aver verificato la tua identità e completato le procedure di ripristino.

    Attenzione però al PIN! Nel sistema Google, per recuperare le passkey sincronizzate può essere necessario conoscere il PIN del gestore delle password oppure il blocco schermo di un dispositivo precedente. Apple utilizza meccanismi di recupero differenti, che possono richiedere il codice di un dispositivo fidato.

    Quindi niente panico se perdi il telefono, ma proteggi bene il tuo account e non dimenticare i codici necessari al recupero!

    Diverso il caso delle passkey custodite esclusivamente su una chiave hardware: se perdi l'unica chiave, senza un metodo alternativo di accesso, potresti rimanere fuori dall'account. Per questo si consiglia sempre due chiavi hardware, di cui una da conservare in cassaforte!

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    Passkey: addio password, senza comprare nulla

    Google ci ricorda che forse è arrivato il momento di mandare in pensione le password.

    blog.google/innovation-and-ai/…

    Ma cosa sono le passkey?

    Sono un sistema di autenticazione basato sulla crittografia a chiave pubblica. Il sito conserva una chiave pubblica, mentre quella privata rimane protetta sul nostro dispositivo o nel gestore delle passkey.

    Per accedere basta sbloccare il telefono o il computer con impronta digitale, riconoscimento facciale o PIN. Non dobbiamo ricordare password, ricevere SMS o copiare codici.

    E soprattutto, una passkey è legata al sito autentico: anche se finiamo su una pagina di phishing, non possiamo usarla per autenticarci sul sito contraffatto.

    Serve comprare qualcosa? Assolutamente no!

    Google Password Manager, integrato in Android e Chrome, può creare, custodire e sincronizzare le passkey tra dispositivi compatibili.

    Apple fa altrettanto con il Portachiavi iCloud, oggi accessibile anche attraverso l'app Password, sincronizzando le credenziali tra iPhone, iPad e Mac.

    Entrambi proteggono le passkey sincronizzate con crittografia end-to-end. E se cambiamo telefono, non dobbiamo necessariamente ricrearle tutte.

    E le chiavette di sicurezza?

    YubiKey e Token2 (quest'ultima offre soluzioni davvero interessanti!) permettono di custodire le credenziali in hardware dedicato, separato dal computer e dallo smartphone.

    Sono particolarmente utili per account critici, amministratori di sistema e persone esposte ad attacchi mirati. Possono offrire maggiore isolamento, ma richiedono anche di gestire una chiave fisica ed eventualmente una di riserva.

    La vera rivoluzione? La sicurezza diventa più semplice.

    Per moltissimi utenti, le passkey già disponibili sul telefono rappresentano un enorme passo avanti rispetto alle password tradizionali.

    Naturalmente dobbiamo proteggere bene i nostri dispositivi e i sistemi di recupero degli account. E non tutti i servizi supportano ancora le passkey.

    Ma finalmente possiamo aumentare la sicurezza senza acquistare hardware, installare applicazioni complicate o diventare esperti informatici.

    E se il problema della sicurezza informatica fosse stato, per anni, pretendere che gli esseri umani si comportassero come computer, invece di lasciare ai computer il compito di proteggerci?

    #Passkeys #Cybersecurity #SicurezzaInformatica #FIDO2 #passwordless
    @informatica @cybersecurity

     

    E se il bisogno fosse il prodotto?

    LibreOffice dice no all'AI integrata: non è una mancanza, è una funzione

    E se ci stessero creando un bisogno che non abbiamo, per venderci qualcosa che loro hanno ma che a noi non servirebbe?

    Negli ultimi quindici anni ci hanno venduto il Cloud per fare molte cose che prima facevamo tranquillamente sul nostro computer. Poi sono arrivati frigoriferi, lampadine e termostati che devono parlare con un datacenter dall'altra parte del mondo anche quando noi siamo nella stanza accanto.

    Home Assistant ha scelto la strada opposta: la casa deve funzionare localmente. Il servizio online è un'aggiunta, non una condizione necessaria. Tanto che Nabu Casa ha deciso persino di abbandonare il nome “Home Assistant Cloud” in favore di “Home Assistant Link”.

    Ora LibreOffice fa qualcosa di simile con l'AI: niente intelligenza artificiale generativa incorporata per forza. Se la vuoi, puoi aggiungerla e scegliere anche un modello locale. Se non la vuoi, il programma continua semplicemente a fare il suo mestiere.

    Forse il punto non è essere contro Cloud o AI. Entrambi possono essere utilissimi.

    Il problema nasce quando una funzione che il nostro computer potrebbe svolgere diventa dipendente da qualcosa che possiede qualcun altro.

    A quel punto non dipendiamo solo dalla tecnologia. Dipendiamo dal prezzo deciso dal fornitore, dalla sua connessione, dai suoi server, dalle sue condizioni d'uso e persino da ciò che decide che possiamo o non possiamo fare.

    Il software locale, possibilmente aperto e libero, capovolge il rapporto: il programma continua a funzionare perché è nostro. Il servizio esterno può aggiungere qualcosa, ma non può portarci via ciò che avevamo già.

    Forse la vera innovazione, dopo anni di “tutto nel Cloud” e “AI dappertutto”, sarà riscoprire una cosa molto più semplice:

    un computer che funziona anche senza chiedere il permesso a qualcun altro.

    #SoftwareLibero #LibreOffice #HomeAssistant #Cloud #AI
    @eticadigitale @elezioni

     

    Nella tecnologia moderna 15 anni sono un’eternità

    Quindici anni fa uno smartphone su tre era Nokia.

    Nel 2010 Nokia dominava il mercato con il 33,1%. BlackBerry era seconda. Apple terza, Samsung quarta. Xiaomi? Era appena nata e il suo primo smartphone sarebbe arrivato solo l’anno successivo.

    Nel 2025 Nokia, BlackBerry e HTC sono sparite dalle prime cinque. Restano Apple e Samsung, mentre Xiaomi è terza e, insieme a vivo e OPPO, porta tre aziende cinesi nella Top 5.

    Nel frattempo il mercato è passato da circa 303 milioni a 1,26 miliardi di smartphone l’anno.

    È forse questa la parte più interessante dell’infografica: nella tecnologia una posizione dominante può sembrare inattaccabile, finché improvvisamente non lo è più.

    Nokia aveva marchio, brevetti, distribuzione, capitali, competenze e un terzo del mercato mondiale. BlackBerry era praticamente sinonimo di smartphone aziendale. Non è bastato.

    E dall’altra parte Xiaomi dimostra quanto velocemente possa accadere il contrario: da zero a terzo produttore mondiale in quindici anni.

    Una bella cura contro l’idea che i giganti tecnologici di oggi debbano necessariamente essere anche quelli di domani.

    #Smartphone #Tecnologia #Nokia #Apple #Xiaomi @informatica

    [–] 1 point 1 week ago

    @informapirata grazie per avercelo fatto notare.

    È esattamente il tassello che mancava al ragionamento che stavamo facendo su Wero.

    Ci chiedevamo se in Italia avrebbe prevalso Wero oppure l'alleanza EuroPA con BANCOMAT, Bizum e MB WAY. La risposta sembra essere: nessuno dei due deve necessariamente prevalere.

    Con ENP costruiscono invece un livello comune di interoperabilità: BANCOMAT resta BANCOMAT, Wero resta Wero, Bizum resta Bizum, ma dietro possono parlarsi e trasferire denaro tra sistemi e Paesi diversi.

    In pratica, più che creare l'ennesimo sistema europeo, stanno finalmente cercando di collegare quelli che esistono già.

    Ed è probabilmente la parte più interessante: un fediverso dei pagamenti 😊

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    La concorrenza del cloud è casa nostra

    Forse il Cloud ha finalmente trovato un concorrente: la consapevolezza che, molto spesso, non ne abbiamo bisogno.

    Home Assistant ha persino preso le distanze dalla parola “cloud”, mentre tutto il progetto spinge verso una IoT locale. Ora arriva WallyBox: niente cloud obbligatorio, niente abbonamento, elaborazione in casa.

    Per anni ci hanno abituati all'idea che una lampadina nella stanza accanto dovesse passare da un server a centinaia di chilometri per accendersi.

    Forse la vera innovazione non è un cloud migliore. È scoprire che possiamo farne a meno.

    #HomeAssistant #IoT #WallyBox #Privacy #SelfHosting
    @cybersecurity @eticadigitale

    [–] 1 point 2 weeks ago

    Ma allora la questione mi incuriosisce ancora di più. La costituzione vale a percentuale?

    Se il voto postale o on-line fosse incompatibile con libertà e segretezza del voto, perché dovrebbe diventare accettabile quando riguarda pochi elettori?

    Una garanzia costituzionale dovrebbe valere allo stesso modo per il voto decisivo e per quello statisticamente irrilevante.

    Semmai la domanda è un'altra: quali garanzie rendono accettabile il voto per corrispondenza degli italiani all'estero, e perché non potrebbero essere applicate anche ad altri elettori in Italia?

    @informapirata @elezioni @votolibeguale @prealpinux

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  • submitted 2 weeks ago* (last edited 2 weeks ago) by to c/economia@diggita.com
     

    EURO: Il treno perso e i passeggeri lasciati in stazione

    Alla fine il moderno Draghi la pensa un po’ come Prodi.

    open.online/2026/10/01/mario-d…

    Gli europeisti di fine Novecento presero il treno al volo: fecero la moneta unica, ma l’unione fiscale rimase in stazione. E gli Stati non hanno mai avuto troppa fretta di tornarci: tasse e spesa sono potere, e potere significa consenso.

    Oggi Draghi ripete il problema in termini moderni: la BCE non può fare tutto. Se l’Europa vuole crescere, deve anche decidere e investire insieme.

    #Europa #Euro #Economia
    @elezioni
    @economia

    [–] 1 point 2 weeks ago

    @informapirata @elezioni @prealpinux Però attenzione: dire che il voto per posta è incostituzionale è difficile da sostenere, visto che l'Italia lo usa già per milioni di cittadini residenti all'estero.

    L'obiezione sulla libertà e segretezza del voto è seria, soprattutto per il voto online. Ma allora discutiamo di quali garanzie servano e se siano sufficienti, non partiamo dalla conclusione che votare fuori dalla cabina sia necessariamente incompatibile con la Costituzione.

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  • [–] 1 point 2 weeks ago* (6 children)

    @prealpinux @elezioni

    Certo il voto elettronico e per posta è nuovo e nello spirito potrebbe essere utile. Il voto per posta (residenti estero) è già realtà.

    Per quale motivo non dovrebbe essere una buona idea? Anche solo in pilot per gli AIRE? (AIRE = residenti all' estero).

    Esistono già tecnologie per evitare brogli e comunque il voto per posta anche usando le doppie buste non dà più garanzia di anonimicità rispetto ad un voto elettronico a doppio link.

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  • [–] 1 point 2 weeks ago* (last edited 2 weeks ago) (1 child)

    @elezioni La vera innovazione sarebbe votare da casa.

    Alle prossime elezioni mi piacerebbe poter votare online o, almeno, per posta.

    Digitalizzare la tessera elettorale è comodo. Ma la vera innovazione sarebbe evitare di dover andare fisicamente al seggio per esercitare il diritto di voto.

    I residenti all' estero già lo fanno. E molti paesi hanno già il voto digitale.

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  • [–] 1 point 2 weeks ago

    @informapirata Una Procura che nel 2026 ha dovuto sospendere temporaneamente l’obbligo di usare il nuovo sistema digitale, pochi mesi dopo si ritrova a indagare su uno degli incidenti informatici istituzionali più singolari dell’anno.

    Il digitale ha un certo senso dell’umorismo.

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  • [–] [S] 1 point 3 weeks ago

    @cybersecurity Follow-up sulla truffa Fideuram.

    Più emergono dettagli, più il metodo sembra quello vecchio di sempre: impressionare la vittima, invocare la massima riservatezza e soprattutto mettere fretta perché c'è un grande affare che potrebbe sfumare.

    Cambiano gli strumenti: WhatsApp, documenti ben preparati, voce clonata con l'IA.

    Ma resta una domanda molto poco tecnologica.

    Quanto sarebbe costato prendere il telefono, chiamare Carlo Messina al numero già conosciuto e chiedere: «Carlo, sei davvero tu che mi stai chiedendo di spostare 95 milioni?»

    Forse una telefonata da trenta secondi sarebbe stata una delle telefonate più redditizie della storia bancaria italiana.

    I nuovi dettagli dell'inchiesta

    @informatica

    #cybersecurity #socialengineering #truffeonline

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    La mamma dei truffati lavora in banca

    La mamma dei truffati è sempre incinta. A quanto pare, ogni tanto lavora anche in banca.

    Per anni le banche ci hanno spiegato: non fidatevi dei messaggi, controllate il mittente, diffidate dalle richieste urgenti, verificate sempre attraverso un altro canale.

    Poi arriva un falso WhatsApp di Carlo Messina, una telefonata con la voce di un avvocato conosciuto riprodotta con l'IA, qualche e-mail ben confezionata... e da Fideuram partono bonifici per circa 95 milioni di euro.

    Per fortuna i controlli successivi funzionano: 59 milioni vengono recuperati. Ma 36 milioni restano fuori portata e, secondo gli investigatori, sarebbero stati convertiti in criptovalute.

    Non so se possiamo già consegnargli ufficialmente la coppa del più grande scam della storia italiana. Ma tra le truffe di impersonazione rese pubbliche in Italia, siamo decisamente dalle parti della Champions League.

    La parte interessante, però, non è nemmeno il deepfake.

    È che puoi avere procedure, sistemi antifrode, corsi di sicurezza e pagine intere sul sito che spiegano ai clienti di non fidarsi di WhatsApp. Alla fine basta costruire una storia abbastanza credibile perché qualcuno dica: «Sì, procedete».

    Forse il prossimo messaggio antifrode della banca potrebbe essere rivolto anche verso l'interno. 😏

    La ricostruzione di Open

    @cybersecurity
    @informatica

    #Cybersecurity #TruffeOnline #SocialEngineering #IntelligenzaArtificiale #banchealimentari

     

    Giorgetti e la maledizione dello 0,07%

    Sbagliare è umano. Perseverare, dice il proverbio, è diabolico. Oppure sfiga?

    E per il secondo anno consecutivo i conti italiani sembrano avere un curioso senso dell’umorismo.

    Nel 2024 il deficit/PIL si era fermato al 3,4%. Nel 2025 è sceso al 3,1%, con un avanzo primario salito allo 0,8%.

    Giorgetti sperava di scendere sotto il famoso 3% e poter anticipare l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo.

    Niente prosecco.

    Il dato non arrotondato era circa 3,07%.

    Sette centesimi di punto percentuale.

    E qui torna il fantasma che da anni passeggia nei conti pubblici italiani: i crediti fiscali, Superbonus compreso. Persino nel 2026 ISTAT ha dovuto aspettare la fine di marzo per avere informazioni complete sui crediti maturati nel 2025.

    L'articolo di Open

    Il M5S oggi attacca il governo parlando di austerità. È una critica politica legittima da discutere.

    Ma resta anche un dato storico piuttosto ingombrante: una parte importante della lunga coda dei bonus edilizi nasce proprio dalle misure introdotte e ampliate negli anni dei governi sostenuti dal Movimento.

    Insomma, si può discutere se Giorgetti abbia stretto troppo i cordoni della borsa.

    Fa però un certo effetto vedere chi contribuì ad accendere il Superbonus lamentarsi oggi del fumo che continua ad uscire dal camino.

    E soprattutto resta una domanda: dopo anni di Superbonus, com'è possibile che il suo conto definitivo continui a sorprendere il Ministero dell'Economia?

    @elezioni

    #Economia #FinanzaPubblica #Superbonus #Italia

     

    Dall’arte di far debiti all’arte del regalo

    In Italia certe cose si imparano già dalla letteratura.

    Dopo anni passati a leggere L’arte di far debiti di Antonio Ghislanzoni, la politica sembra avere deciso di aggiornarne il programma del debito pubblico a fini elettorali alla letteratura contemporanea.

    Prima Renzi con gli 80 euro in busta paga: soldi pubblici restituiti ai contribuenti e presentati, inevitabilmente, come beneficio.

    Poi Trump, che oggi promette 5.000 dollari agli americani se i Repubblicani manterranno il Congresso. Anche quelli, naturalmente, non cresceranno sugli alberi.

    E adesso arriva Meloni:

    «Vi tolgo il bollo dell’auto!»

    Ottimo.

    Solo che il provvedimento costa circa 2,3 miliardi e una buona parte della copertura, circa 1,7 miliardi, arriva da economie del PNRR e da altri fondi pubblici.

    Quindi, in forma molto semplificata:

    «Non pagherete più questa tassa. La pagheremo noi con i vostri altri soldi.»

    Naturalmente fiscalmente non è proprio la stessa cosa: eliminare un’imposta può cambiare incentivi e redistribuire il carico fra contribuenti.

    Ma dal punto di vista della comunicazione politica il trucco resta irresistibile: prendere denaro dalla grande tasca collettiva e rimetterne un po’ nella tasca visibile del cittadino.

    E aspettarsi pure un grazie e un voto alle prossime elezioni.

    Ghislanzoni, probabilmente, avrebbe apprezzato l’aggiornamento.

    #Fisco #BolloAuto #PoliticaEconomica #SpesaPubblica

    @elezioni

    [–] 1 point 3 weeks ago

    I miei figli frequentano una classe in cui praticamente nessuno parla come lingua madre quella del luogo.

    Sono inglesi di seconda generazione, frequentano la sezione Inglese della Scuola Europea di Varese, studiano anche in tedesco e francese e, vivendo qui, finiscono inevitabilmente per avere a che fare pure con l'italiano.

    Eppure non mi sembra che il problema sia separare gli studenti in base alla lingua.

    La scuola può certamente aiutare ad imparare la lingua del posto. Anzi, deve farlo.

    Ma l’integrazione non avviene mettendo insieme persone che già parlano la stessa lingua. Avviene anche frequentando chi parla lingue diverse.

    Poi c’è un pezzo che nessuna percentuale ministeriale può risolvere: se una famiglia vive in un Paese senza interessarsi alla sua lingua, cultura e società, difficilmente sarà la composizione della classe a fare il miracolo.

    Forse stiamo cercando di risolvere con un tetto amministrativo qualcosa che è soprattutto un problema educativo e sociale.

    @elezioni

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    Tre modi di abitare il Fediverso

    Il Fediverso non è Mastodon.

    Mastodon è soltanto uno dei modi di abitarlo.

    Questa distinzione sembra banale, ma aiuta a capire perché nel Fediverso possiamo incontrare persone che usano programmi completamente diversi e continuare comunque a seguirci, risponderci e discutere insieme.

    Il collante è soprattutto ActivityPub, standard aperto del W3C: un linguaggio comune attraverso il quale server indipendenti possono scambiarsi utenti, post, commenti, immagini e altre attività.

    Un po’ come l'email: io posso usare un provider e voi un altro. Ma nel Fediverso c'è qualcosa in più, perché possiamo usare anche programmi social concettualmente differenti.

    Tre esempi raccontano bene questa storia.

    Friendica: prima ancora che esistesse Mastodon

    Le origini di Friendica risalgono al 2010, con il progetto Mistpark di Mike Macgirvin, diventato poi Friendika e infine Friendica.

    Nasce nell'epoca in cui il modello dominante era Facebook. Per questo mette al centro relazioni, contatti, privacy, gruppi, forum e conversazioni.

    È probabilmente il più generalista dei tre: permette post lunghi, formattazione, gruppi di contatti, forum, eventi e diversi livelli di visibilità.

    In breve: se Mastodon ricorda Twitter, Friendica ricorda molto di più un Facebook decentralizzato, con qualche caratteristica da blog e forum.

    Mastodon: il microblogging diventa federato

    Nel 2016 Eugen Rochko sviluppa Mastodon partendo dall'insoddisfazione per la direzione presa da Twitter.

    La logica è quindi diversa e molto semplice:

    seguo una persona → quella persona pubblica → il suo messaggio arriva nella mia timeline.

    Il centro del sistema è l'autore.

    È immediato, relativamente facile da capire e probabilmente per questo è diventato il volto più conosciuto del Fediverso.

    Ma Fediverso e Mastodon non sono sinonimi, così come Web e Firefox non sono sinonimi.

    Lemmy: al centro non c'è la persona, ma l'argomento

    Lemmy nasce nel 2019 recuperando soprattutto la filosofia del primo Reddit.

    Qui generalmente non entro perché voglio seguire Mario o Lucia.

    Entro perché voglio seguire Scienza, Linux, politica, fotografia o auto elettriche.

    Le persone pubblicano all'interno di comunità tematiche, i commenti formano alberi di discussione e i voti contribuiscono a far emergere determinati contenuti.

    Tre software, quindi, ma soprattutto tre idee diverse di socialità:

    Friendica mette molto peso sulle relazioni.

    Mastodon sulle persone e sulla timeline.

    Lemmy sulle comunità e sugli argomenti.

    E la cosa più interessante è che non dobbiamo necessariamente scegliere un recinto.

    Da Friendica posso seguire utenti Mastodon e partecipare a comunità Lemmy. Un utente Mastodon può incontrare contenuti provenienti da altri software. Le piattaforme rimangono diverse, ma la conversazione può attraversarle.

    È questo, secondo me, il vero salto concettuale del Fediverso: non costruire un altro enorme social network, ma permettere a social network diversi di parlare tra loro.

    E infatti esistono anche Pixelfed per le fotografie, PeerTube per i video, WriteFreely per i blog, Misskey per un microblogging molto più ricco e parecchi altri esperimenti.

    Per vedere due modi differenti di costruire comunità, si possono osservare il gruppo Friendica @forum e la comunità Lemmy

    E voi quale modello preferite: seguire persone, costruire relazioni oppure seguire argomenti e comunità?

    #Fediverso #Friendica #Mastodon #Lemmy #ActivityPub

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